|
Gino Paoli
|
||
il
facchino, il grafico pubblicitario e - raggranellando più premi che
quattrini - il pittore, debutta come cantante da balera, per poi formare
un band musicale con gli amici Luigi Tenco e Bruno Lauzi.
Finché la gloriosa casa Ricordi, che aveva tenuto a battesimo
Bellini e Donizetti, Verdi e Puccini, decise di estendere la propria attività
alla musica leggera e scritturò questo cantante dalla strana voce
miagolante. Nel '60, dopo aver inciso alcuni brani altrui, realizza "La
gatta", un brano rigorosamente autobiografico: parlava della soffitta
sul mare dove Gino viveva da bohemien con la moglie Anna e vari animali,
sfamando la famiglia quando e come poteva. Il disco vendette 119 copie,
poi scomparve e infine tornò tramutandosi, inaspettatamente, in un
successo da 100 mila copie la settimana. Intanto era nata la love story
tra Gino e Ornella Vanoni, cantante scoperta da Giorgio Strehler, che convinse
il cantautore genovese a scrivere per lei "Senza fine", che la
lanciò. Quindi Mina, sconsigliata da tutti, incise "Il cielo
in una stanza", con l'esito che tutti sappiamo. Seguono "Sassi",
"Me in tutto il mondo" ('61), "Anche se" ('62), "Sapore
di sale", "Che cosa c'è" ('63), "Vivere ancora"
('64). Tutti brani divenuti dei classici e tradotti in molte lingue: per
"Senza fine", della quale esistono nel mondo circa 300 versioni,
Paoli riceve le congratulazioni di Herbert Von Karajan e Hoagy Carmichael.
Grazie a Paoli e ai suoi "quattro amici" nasce così, a
Genova, la canzone d'autore, forma di espressione musicale rivoluzionaria
che mira ad esprimere sentimenti e fatti di vita reale con un linguaggio
non convenzionale; la canzone, insomma, cessa di essere puro intrattenimento
e abbandona l'oleografia per diventare forma d'arte a tutti gli effetti.
Ormai lo squattrinato pittore è un cantante famoso. Sboccia un amore
con Stefania Sandrelli, 15 anni, lanciata da Pietro Germi in "Divorzio
all'italiana", e dall'unione nascerà nel '64 Amanda, oggi attrice,
mentre la moglie Anna darà a Gino, quasi contemporaneamente, un figlio,
Giovanni, oggi giornalista. L'anno prima c'era stato il boom di "Sapore
di sale", arrangiata da Ennio Morricone con gli interventi al sax di
Gato Barbieri. E tuttavia un pomeriggio d'estate il cantautore ormai ricco
e celebre si era puntato una Derringer al cuore. "Volevo vedere cosa
succede", spiegherà poi. Il proiettile è tuttora nel
suo petto, come un souvenir. Intanto la fama di Paoli ha oltrepassato i
confini dell'Italia. Il cantautore francese Alain Barrière chiede
a Gino di tradurgli in italiano alcuni brani. Gino, nella cui discografia
si trovano versioni da Aznavour, Mouloudji, Ferré, Serrat, accetta,
e il risultato è il clamoroso successo di "Vivrò"
e di altre canzoni firmate Barrière-Paoli. Anche Jacques Brel chiede
aiuto al cantautore genovese, che traduce quattro canzoni del suo collega
belga (tra esse "Ne me quitte pas", che diventa "Non andare
via"). Ma la pronuncia italiana di Jacques è troppo improbabile,
e il disco, già registrato, non viene pubblicato. E intanto Paoli
scopre e lancia altri artisti: Lucio Dalla, clarinettista jazz, del quale
produce il primo disco, o il refrattario Fabrizio De André, che Gino
"costringe" con la forza a cantare con lui al Circolo della Stampa
genovese. Capita anche che gli interpreti più disparati si "impadroniscano"
del canzoniere paoliano: mostri sacri degli anni 50 come Claudio Villa,
Carla Boni, Jula De Palma, Joe Sentieri, cantanti lirici come Anna Moffo,
attrici come Lea Massari e Catherine Spaak, protagonisti dagli anni 60 come
Umberto Bindi, Luigi Tenco, Rita Pavone, Gianni Morandi, Pino Donaggio,
Tony Renis, Tony Dallara. Più avanti la musica di Gino impegnerà
le ugole di altri famosi cantanti come Patty Pravo, Donatella Rettore, Zucchero,
Franco Battiato, Loredana Berté, ma anche di star internazionali
come Chet Baker, Gilbert Bécaud, Paul Anka, Dean Martin, Marino Barreto,
Antonio Prieto, Dalida, Udo Jurgens, Richard Anthony, Helen Reddy, il già
citato Barrière. Questo prestigio internazionale aiuta Paoli, alla
fine degli anni 60, a diventare editore musicale di successo, aggiudicandosi
per l'Italia i Bee Gees, Bowie, i Beatles e altri. Ma crescendo la popolarità
dell'artista, cresce anche la crisi dell'uomo, che nel 1967 si ritira a
Levanto per gestirvi una sala da ballo con ristorante e bar, perché
"se non hai nulla da dire - sostiene - sta' zitto". Il gran ritorno
di Paoli avviene con due album coraggiosi e anarchici, nei quali il mondo
giovanile si riconosce al punto che sono in ventimila ad accogliere il cantautore
ligure in un concerto al Pincio, a metà degli anni 70. Il primo ha
un titolo emblematico, "I semafori rossi non sono Dio", ed è
stato realizzato su musiche del catalano Jean Manoel Serrat. Il secondo
esce nel '77, tre anni dopo, e si intitola "Il mio mestiere".
Entrambi parlano di libertà, democrazia, emarginazione, diversità.
Questa maturazione continua a segnare tutti i dischi successivi di un ventennio
che ha tra i suoi eventi più importanti un nuovo matrimonio - con
Paola Penzo, sua compagna e ispiratrice da un quarto di secolo, che a Gino
ha dato due figli, Niccolò e Tomaso - la trionfale tournée
del 1985 con Ornella Vanoni, l'esperienza di deputato del Pci, poi diventato
Pds, e quella di assessore comunale ad Arenzano. Ma discograficamente, gli
ultimi vent'anni sono scanditi per Paoli da titoli come "Ciao salutime
un po' Zena", dedicato alla canzone ligure, "Ha tutte le carte
in regola", omaggio allo scomparso cantautore livornese Piero Ciampi,
e ancora "Averti addosso", "La luna e il signor Hyde",
"Cosa farò da grande", "L'ufficio delle cose perdute".
Nel '91 ecco il successo clamoroso di "Matto come un gatto" e
del singolo "Quattro amici al bar" (con intervento di Vasco Rossi).
L'autunno successivo esce "Senza contorno, solo... per un'ora",
un live di brani vecchi e recenti rifatti in chiave jazz, con gli inediti
"Senza contorno" e "La bella e la bestia", cantata da
Gino con la figlia Amanda Sandrelli e tratta dalla colonna sonora dell'omonimo
film disneyano. Col cinema, del resto, Paoli aveva già avuto a che
fare quando, per "Prima della rivoluzione" di Bertolucci aveva
composto "Vivere ancora" e "Ricordati", per poi scrivere
"Una lunga storia d'amore" (1984) e "Da lontano" (1986),
rispettivamente per i film " Una donna allo specchio" e "La
sposa americana", entrambi con Stefania Sandrelli. Nella primavera
del '93, "King Kong" contrappone al cinismo e alla frenesia della
vita odierna il ritorno alla natura, o ancor più alla naturalezza
che rimane esclusiva di animali e di bambini, e che l'uomo adulto sacrifica
sempre di più alla venalità e alla bramosia di potere. Due
anni dopo "Amori dispari" torna ad affermare il primato dei sentimenti
in un mondo che li nega. Nel 1996 un nuovo capitolo del quasi quarantennale
romanzo paoliano: in "Appropriazione indebita" Gino "si impadronisce"
di una manciata di classici della canzone internazionale e traduce alla
sua maniera, quasi a delineare una sorta di autoritratto, le pagine di Lennon,
Cat Stevens, Aznavour, Steve Wonder, James Taylor e altri, e le canta con
immedesimazione totale. Nel nuovo disco, "Per una storia", Gino reinterpreta i suoi "evergreen"
con gli arrangiamenti di Peppe Vessicchio e l'accompagnamento dell'Orchestra
ritmo-sinfonica del D.I.M.I., a questi si uniscono tre brani inediti. In
questa nuova veste Paoli ha presentato uno spettacolo straordinario al Teatro
dell'Opera di Roma che si è rivelato un vero e proprio evento di
eccezionale rilevanza su tutti i media nazionali. Sarà questa la
nuova veste in cui il cantautore genovese si proporrà al suo pubblico
per una serie di eventi nei luoghi più prestigiosi d'Italia. |
|
Ultima Modifica: 20 aprile, 2001
Copyright © 2000 T & T Art Management
|